Ecco qualche valutazione politica, mediamente ironica e smoderatamente impietosa.
Finito infatti il “sesso e samba” agostano, per gli eroi della democrazia è tempo di bilancio, di legge di bilancio.
Tra spinte alla responsabilità e sussulti di eterna tenzone elettorale, come se la stanno cavando gli italici capibastone?
MELONI 5
Di ritorno dall’assolata riviera pugliese, la Giorgia nazionale si ritrova tra i proverbiali due fuochi. Il bombardamento di proposte acchiappa voti di Salvini e Tajani, da una parte. La necessità di compiacere le austerità economiche della vecchia zia Ursula, dall’altra. La posizione è quanto di più infelice. Ma la seconda insidia, quella dei conti in regola con Bruxelles è proprio testimone di un fallimento europeo del governo, non in grado di ammorbidire gli effetti della nuova stagione del Patto di stabilità.
SALVINI 6
Sì, inizia a martellare su sempre più fantasmagorici scivoli pensionistici. Però ha vissuto stagioni di maggior vigoria polemica.
TAJANI 8
Il vero iTajano medio. Approfitta dell’ondata del successo della nazionale multietnica di Velasco per aprire allo Ius Scholae, mettendo in difficoltà gli alleati. Ha rivisto la posizione sull’Ucraina adottandola a quella indifferente dell’uomo di strada. Si dà da fare nel rassicurare quest’ultimo facendolo sentire meno in colpa per Gaza. Perché l’Italia è contro i terroristi come contro gli eccessi d’Israele.
Ora, picchia sulle pensioni minime.
Così, don Antonio, si conferma smoderatamente moderato.
Per bene.
GIORGETTI 7,5
Maestro delle convergenze parallele, si gode la situazione di poter addossare le colpe del ristagno economico alle terribili regole europee. Quelle che è stato costretto ad accettare, per senso di responsabilità.
Nei confronti di chi?
Nel frattempo prepara una discesa del deficit che neanche il crollo di prestazioni della Red Bull di Verstappen.
RENZI 7
L’eterno ritorno del sempre ugualmente impudente senatore toscano.
CONTE 6,5
G come giungla.
Tutti vogliono impedirgli di essere il re della foresta. Grillo non vuole saperne di concedergli quella a cinque stelle. Renzi (e Schlein?) gli contendono quella di sinistra.
Lui, con aplomb e qualche interessante spunto, porta la pelle a casa. Per ora…
SCHLEIN 5,5
Lei invece è come Lando Norris. Sempre pronta a decidere chi vuole essere, però c’è sempre un però.
Andrà con Renzi o Conte?
Scholz o Sanchez?
Calenda o Bonelli?
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